Quando intervenire?
Da quanto presente in letteratura e da quanto appreso da anni di esperienza noi sconsigliamo di effettuare una rieducazione prima dei 6/7 anni, conosciamo casi in cui la balbuzie è scomparsa da sola. Consigliamo oltremodo di non esitare ad effettuare una valida rieducazione se il problema persiste oltre questa età.
Cosa fare se è troppo piccolo?
La prima cosa che possono fare i genitori è parlare loro più lentamente. Infatti, nel processo di acquisizione del linguaggio normale, il bambino imita la velocità alla quale sente gli altri parlare. E il modello di questa velocità è in genere la velocità con la quale parlano i genitori. Se i genitori parlano rapidamente, il bambino tenta di parlare con la stessa rapidità. I genitori, naturalmente non si accorgono di parlare velocemente, perché sono abituati a farlo ormai da molti anni. Inoltre i genitori dovrebbero cercare di usare vocaboli semplici e soprattutto frasi corte. E' fortemente sconsigliato mostrarsi ansiosi e completare la frase interrotta dal blocco.
Da evitare
- Molti genitori spesso vedendo il proprio figlio che parla bene ed ad un tratto si inceppa esordiscono con la frase: "parla bene! Quando vuoi parli bene, infatti fino a poco fa non hai balbettato!"
Questo tipo di reazione è da evitare, la balbuzie è ciclica, a volte appare ed a volte scompare, non si balbetta sempre e con la stessa intensità. Bisogna capire che se il bambino non è stato sottoposto ad una rieducazione ortofonica, è ingiusto oltre che controproducente agire in tal modo, il bambino anche volendo non riesce a parlare in maniera fluente! -
Parlate al bambino più lentamente in modo
che abbia più comodità nel coordinare i mille
pensieri che lo affollano... i bambini tendono
alla velocità perché sono i loro pensieri ad
essere velocissimi.
- Insieme al rallentamento della vostra
parlata muovete di più la bocca
(attenzione a non farlo troppo vistosamente);
- Evitate di parlare in dialetto, il bambino deve sapere che deve
parlare in un modo solo senza sforzarsi.
- Potete giocare con lui a cantare
o a rappare (il ritmo regolarizza la
parlata e agisce sulla respirazione);
- Inscenate dei giochi con dei
pupazzi facendoli parlare (role playing- i
giochi di ruolo tendono ad allontanare il
problema), siate creativi dopotutto per vostro
figlio vale la pena sforzarsi un po';
- Esiste anche la possibilità di
balbettare per imitazione, quindi state attenti
se ci sono altre persone che balbettano e lui ne
è a contatto.
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Dalla casella di posta un
estratto di risposta ad una richiesta di aiuto
Mio
figlio di quattro anni e mezzo balbetta da 5
mesi, cosa posso fare? Ho notato che è successo
da quando è nata una sorellina
Ogni
persona comunica e non è possibile non
comunicare. Anche solo con uno sguardo possiamo
comunicare il nostro stato d'animo. Comunicare
vuol dire anche ascoltare con attenzione, non
solo proferire parole. Suo figlio ha visto
probabilmente (non dico che sia una cosa reale
ma almeno lui avrà percepito questo)
l'attenzione spostarsi da un'altra parte o ha
temuto che ciò si verificasse già alla vista del
pancione.
E' possibile che ciò sia anche avvenuto, nel
senso che gli sguardi che prima erano tutti
dedicati a lui da quel momento sono stati divisi
in due direzioni. Non è semplice (e io la
capisco) gestire al meglio situazioni così
delicate.
Una soluzione in questi casi è quella di fare in
modo che i due bambini abbiano attenzioni
equipartite, per esempio, quando lei allatta sua
marito potrebbe giocare con suo figlio e ancora,
quando suo marito gioca col più piccolo lei
riempie di coccole il più grande. Sa, a volte
non ci vuole una soluzione preconfezionata come
un corso, bensì una correzione di alcuni
comportamenti e tutto si sistema (lei è ancora
in tempo per rimediare).
Altra cosa importante è non far pesare al
bambino che ha questo problema perché sentendo
parole come "lui parla male o lui è timido"
potrebbe auto-etichettarsi e comportarsi quindi
in modo coerente a quello che ha sentito dire ad
un genitore.
Lui ha bisogno solo di essere ascoltato e di
capire che è importante come lo era prima
dell'arrivo del bebè. Ascoltare vuol dire non
giudicare, nemmeno con lo sguardo. Lo ascolti
cercando di non pensare a come sta parlando ma a
quello che vuole dire. Ci pensi non è poi così
strano...quando anche lei parla in pubblico e
non ha sguardi che le sorridono o che
annuiscono, diventa tutto più difficile....
Enzo Galazzo
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