Balbuzie: informazioni, consigli e trattamento Oggi è: 11/12/2018
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La balbuzie

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  Cos'è la balbuzie?

La balbuzie è un disordine del linguaggio che colpisce persone particolarmente emotive, sensibili ed ansiose. I fattori più comuni che ne favoriscono l'insorgenza sono : ritardo nella parola, un clima familiare teso, ansia... ma è stato spesso riscontrato un avvenimento scatenante: l'arrivo di un fratello o di una sorella più piccola.

E' un disturbo del linguaggio di origine nervosa, senza alterazione degli organi di fonazione; il problema si acuisce in presenza di fattori esterni quale la pressione comunicativa (parlare in pubblico, al telefono, un esame) o situazioni di stress emotivo.

Svariate possono essere le cause che portano un bambino a balbettare e che in genere sono da mettere in relazione con una inibizione, un trauma, uno spavento, uno shock, uno scompenso psicologico, una difficile situazione ambientale ecc.

  Alcune Definizioni

OMSL'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la balbuzie come un disordine nel ritmo della parola per cui il paziente sa cosa vorrebbe dire, ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di arresti, ripetizioni e/o prolungamenti di un suono che hanno carattere di involontarietà.

Esistono diverse classificazioni della balbuzie in letteratura, riportiamo le tipologie di balbuzie più storiche e note:

Tonica: caratterizzata da intoppi più o meno grossi sia all'inizio che nel corso delle frasi. Ecco che quindi il soggetto, dando poi origine a delle frasi senza senso, per evitare precisi fonemi, si mette alla ricerca di parole senza quei fonemi. Nei casi molto gravi, si manifesta con una tensione di tutto il corpo e fissità della sguardo in particolare, che sono i sintomi di una grande confusione interiore.(Dinville, 1982)

Clonica: evidenzia una o più ripetizioni della stessa sillaba ed è molto frequente se chi parla non lega tra loro le parole della frase.

Mista: si ha quando prolungamento e ripetizione si sommano e aggravano il disturbo, fino a rendere molto faticosa la comunicazione.

Palilalica: nella quale "il soggetto ripete spasmodicamente una sillaba che non ha alcuna attinenza con le parole che ha intenzione di pronunciare" (Lunghi e Pearson, 1995).

• esiste poi un'altra forma detta Latente che risulta essere "conseguente al timore di balbettare parlando". E' una "forma particolare asintomatica, in cui, pur non presentando segni e sintomi classici della balbuzie, si hanno solo minime alterazioni del parlato, non percepibili dagli ascoltatori, né facilmente misurabili" (Croatto et al., 1994).

  Le presentazioni

Carlo, un ragazzo di 29 anni, che ho avuto in trattamento, mi ha raccontato che quando viveva a Roma si presentava come Fabio perché dire "mi chiamo Fabio" era più facile di dire "mi chiamo Carlo". Eppure vi assicuro che molti suoi conoscenti non sapevano neanche che lui fosse balbuziente, balbettava pochissimo. Non era matto, eppure mi disse anche che molte volte ha anche pensato che avrebbe volentieri fatto a meno di due dita della mano destra in cambio di una parlata fluente. Follia? no.

Il dott. Charles Van Riper dell'Università di Kalamazoo nel Michigan ha scritto che, secondo prove effettuate, in occasioni di presentazione il battito cardiaco raggiunge le 120 pulsazioni nel giro di pochi secondi. Accade perché il balbuziente avverte la necessità di dire certe parole in un certo momento, senza alcuna possibilità di sostituzione. Se io esito prima di dire il mio nome o la mia data di nascita, l'interlocutore penserà di avere davanti uno sciocco che non ricorda come si chiama o quando è nato.

  Balbuzie - Scuola - Terapia

Molte sono le persone che abbandonano la scuola a causa della balbuzie. Alcune delle più profonde cicatrici della memoria dei balbuzienti adulti sono connesse con i brutti ricordi scolastici. Francesco, 26 anni, oggi studia giurisprudenza a Catanzaro con successo e divora libri di ogni genere. Quando fece il corso a 24 anni faceva il muratore e non aveva mai letto un libro.

  Le ipotesi

Della terapia della balbuzie, oltre ai foniatri, si sono occupati tutti: otorinolaringoiatri, neurologi, psichiatri, psicologi e, dal 1970, i logopedisti. Prima era stata curata, e con risultati positivi, dagli Ortofonisti, con metodologie recuperate perchè comprensibili, semplici, funzionali. Oltretutto, nelle oltre seimila pubblicazioni scientifihe disponibili, i tre principali interrogativi presentati dagli interessanti (i balbuzienti stessi o i loro genitori) sono rimasti senza una risposta univoca:

1) perchè si diventa balbuzienti?

2) è una malattia organica o psichica?

3) come e quando può essere curata?

Da alcuni è stata attribuita all'imitazione: il figlio di un genitore balbuziente, vivendo a contatto con lui, sarebbe portato ad imitarlo. Ma si è scoperto che tra i bambini adottati, che mai avevano avuto rapporti con i genitori, se figli di balbuzienti avevano molte più probabilità di esserlo a loro volta.

La balbuzie è dunque ereditaria?

Un'altra teoria la considera un disturbo del sistema neurovegetativo perchè nel balbuziente pare prevalga l'attività del sistema simpatico su quello vagale. Ma ereditarietà e disturbi neurovegetativi non bastano a spiegare l'origine della balbuzie. Il neuropsichiatra infantile J de Ajurriaguerra, dell'Università di Ginevra, così ne scrive: "Pochi balbettano quando parlano da soli o si rivolgono ad animali o ad oggetti, così se cantano, se recitano immedesimandosi nei personaggi o declamano poesie apprese a memoria. Invece a scuola, in famiglia, in situazioni stressanti o dinanzi a persone temute per il ruolo che hanno, la balbuzie aumenta".

 
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