La balbuzie è un disordine del linguaggio che colpisce persone
particolarmente emotive, sensibili ed ansiose. I fattori
più comuni che ne favoriscono l'insorgenza sono : ritardo
nella parola, un clima familiare teso, ansia... ma è stato
spesso riscontrato un avvenimento scatenante: l'arrivo di
un fratello o di una sorella più piccola.
E' un disturbo del linguaggio di origine nervosa, senza
alterazione degli organi di fonazione; il problema si acuisce
in presenza di fattori esterni quale la pressione comunicativa
(parlare in pubblico, al telefono, un esame) o situazioni
di stress emotivo.
Svariate possono essere le cause che portano un bambino
a balbettare e che in genere sono da mettere in relazione
con una inibizione, un trauma, uno spavento, uno shock,
uno scompenso psicologico, una difficile situazione ambientale
ecc.
Alcune Definizioni
L'Organizzazione
Mondiale della Sanità (OMS)
definisce la balbuzie come un disordine nel ritmo della
parola per cui il paziente sa cosa vorrebbe dire, ma nello
stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di arresti,
ripetizioni e/o prolungamenti di un suono che hanno carattere
di involontarietà.
Esistono diverse classificazioni della balbuzie in letteratura,
riportiamo le tipologie di balbuzie più storiche e note:
• Tonica: caratterizzata da
intoppi più o meno grossi sia all'inizio che nel corso delle
frasi. Ecco che quindi il soggetto, dando poi origine a
delle frasi senza senso, per evitare precisi fonemi, si
mette alla ricerca di parole senza quei fonemi. Nei casi
molto gravi, si manifesta con una tensione di tutto il corpo
e fissità della sguardo in particolare, che sono i sintomi
di una grande confusione interiore.(Dinville, 1982)
• Clonica: evidenzia una o
più ripetizioni della stessa sillaba ed è molto frequente
se chi parla non lega tra loro le parole della frase.
• Mista: si ha quando prolungamento
e ripetizione si sommano e aggravano il disturbo, fino a
rendere molto faticosa la comunicazione.
• Palilalica: nella quale "il
soggetto ripete spasmodicamente una sillaba che non ha alcuna
attinenza con le parole che ha intenzione di pronunciare"
(Lunghi e Pearson, 1995).
• esiste poi un'altra forma detta
Latente che risulta essere "conseguente al timore
di balbettare parlando". E' una "forma particolare asintomatica,
in cui, pur non presentando segni e sintomi classici della
balbuzie, si hanno solo minime alterazioni del parlato,
non percepibili dagli ascoltatori, né facilmente misurabili"
(Croatto et al., 1994).
Le presentazioni
Carlo, un ragazzo di 29 anni,
che ho avuto in trattamento, mi ha raccontato che quando
viveva a Roma si presentava come Fabio perché dire "mi chiamo
Fabio" era più facile di dire "mi chiamo Carlo". Eppure
vi assicuro che molti suoi conoscenti non sapevano neanche
che lui fosse balbuziente, balbettava pochissimo. Non era
matto, eppure mi disse anche che molte volte ha anche pensato
che avrebbe volentieri fatto a meno di due dita della mano
destra in cambio di una parlata fluente. Follia? no.
Il dott. Charles Van Riper
dell'Università di Kalamazoo nel Michigan ha scritto che,
secondo prove effettuate, in occasioni di presentazione
il battito cardiaco raggiunge le 120 pulsazioni nel giro
di pochi secondi. Accade perché il balbuziente avverte la
necessità di dire certe parole in un certo momento, senza
alcuna possibilità di sostituzione. Se io esito prima di
dire il mio nome o la mia data di nascita, l'interlocutore
penserà di avere davanti uno sciocco che non ricorda come
si chiama o quando è nato.
Balbuzie - Scuola - Terapia
Molte
sono le persone che abbandonano la scuola a causa della
balbuzie. Alcune delle più profonde cicatrici della memoria
dei balbuzienti adulti sono connesse con i brutti ricordi
scolastici. Francesco, 26 anni,
oggi studia giurisprudenza a Catanzaro con successo e divora
libri di ogni genere. Quando fece il corso a 24 anni faceva
il muratore e non aveva mai letto un libro.
Le ipotesi
Della terapia della balbuzie, oltre ai foniatri, si sono
occupati tutti: otorinolaringoiatri, neurologi, psichiatri,
psicologi e, dal 1970, i logopedisti. Prima era stata curata,
e con risultati positivi, dagli Ortofonisti, con metodologie
recuperate perchè comprensibili, semplici, funzionali. Oltretutto,
nelle oltre seimila pubblicazioni scientifihe disponibili,
i tre principali interrogativi presentati dagli interessanti
(i balbuzienti stessi o i loro genitori) sono rimasti senza
una risposta univoca:
1) perchè si diventa balbuzienti?
2) è una malattia organica o psichica?
3) come e quando può essere curata?
Da alcuni è stata attribuita all'imitazione:
il figlio di un genitore balbuziente, vivendo a contatto
con lui, sarebbe portato ad imitarlo. Ma si è scoperto che
tra i bambini adottati, che mai avevano avuto rapporti con
i genitori, se figli di balbuzienti avevano molte più probabilità
di esserlo a loro volta.
La balbuzie è dunque ereditaria?
Un'altra
teoria la considera un disturbo del sistema neurovegetativo
perchè nel balbuziente pare prevalga l'attività del sistema
simpatico su quello vagale. Ma ereditarietà e disturbi neurovegetativi
non bastano a spiegare l'origine della balbuzie. Il neuropsichiatra
infantile J de Ajurriaguerra, dell'Università di Ginevra,
così ne scrive: "Pochi balbettano quando parlano da soli
o si rivolgono ad animali o ad oggetti, così se cantano,
se recitano immedesimandosi nei personaggi o declamano poesie
apprese a memoria. Invece a scuola, in famiglia, in situazioni
stressanti o dinanzi a persone temute per il ruolo che hanno,
la balbuzie aumenta".