Molte volte i ragazzi balbuzienti, evitando di parlare per non incappare nei sorrisi indelicati, chiudono se stessi per istinto di autoprotezione in un mondo isolato. Questo mondo di protezioni fittizie è costituito spesso da tantissime ore trascorse al computer, davanti alla tv o ascoltando musica, mentre si abbandonano gli sport e, molto spesso, anche la scuola. Spesso i genitori, ed in particolare le mamme dei figli maschi, alimentano la chiusura comportamentale involontariamente con uno spiccato sentimento iperprotettivo.
Galazzo attribuisce la causa di una tensione mentale, oltre all’emotività ed al fragile carattere di chi si è visto sempre inferiore a livello comunicativo anche ad una respirazione pre-eloquio scorretta: i balbuzienti parlano senza utilizzare correttamente la colonna d’aria. In molti casi si parla in apnea, contraendo l’addome e pur avendo l’aria non la si utilizza. Una respirazione di questo tipo dà la sensazione di non poter parlare ed innesca feedback ansiogeni che alimentano la balbuzie come sintomo cronico.