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Per un balbuziente conoscere
la balbuzie vuol dire conoscere se stessi.
Tante sono le persone che cercano di conoscere se stessi e non ci riescono,
l’obiettivo non è dei più semplici, paradossalmente per un balbuziente è
più facile in quanto sta tutto davanti ai propri occhi… capire la propria
balbuzie, entrare in se stessi e guardarsi da dentro.
Le prime volte che iniziavi a balbettare non eri balbuziente,
eri un bambino che aveva subito un trauma (svegliarsi e
non avere i genitori vicino, un padre troppo severo, un
fratello più piccolo che attira le attenzioni dei genitori
tutte per se,
toccare
un serpente, essere morso da un cane, avere i genitori separati)
a seguito del quale era comparsa una incertezza nella parlata,
una disfluenza verbale non cronica. Essa era il sintomo
involontario del tuo disagio interno. L'innesco di un tale
meccanismo è stato favorito dal tuo profilo caratteriale,
di persona particolarmente sensibile ed emotiva.
Quando una persona che soffre di balbuzie decide
di seguire un percorso di rieducazione, il primo inceppo
è ormai lontano e, quello che all'inizio era scaturito dal
trauma, adesso è diventato un'abitudine o per meglio dire
un vizio. Tutto ciò è razionalizzabile se riusciamo a capire
cosa è l'ansia.
Un Vero Labirinto
L'ansia, a differenza di come forse potrai pensare, non
è il demonio che ogni balbuziente ha dentro. In realtà è
un efficace sistema di allarme utilissimo da sempre all'essere
umano. Si attiva nelle situazioni di pericolo. Il problema
delle persone che balbettano è che questo sistema di allarme
è per così dire "rotto" cioè si attiva ogni volta che apri
la bocca o quasi. Questo problema è la conseguenza del fatto
che, quando hai balbettato per le prime volte, qualcuno
ti ha fatto notare che eri ridicolo o probabilmente, essendo
tu una persona molto sensibile, hai carpito negli sguardi
di chi ti ascoltava messaggi come:
"... non sei come gli altri... hai delle difficoltà... non
sai parlare..." .
Oggi se tu balbetti, l'innocente disfluenza è diventata
cronica ed il tuo sistema di allarme non funziona bene.
Non è colpa di nessuno, nemmeno del trauma perché
la tua balbuzie era latente, eri una persona predisposta
caratterialmente
... eri terreno fertile per quel seme che adesso è diventato
albero: la
balbuzie
.
Quando oggi eviti di parlare in una situazione particolare
o pensi che è meglio non fare una cosa a causa della tua
parlata. come proseguire gli studi o conoscere un/una ragazzo/a
questo è ancora terreno fertile.
Cambiare modo di pensare o di agire non è cosa semplice
se quando apri la bocca le parole sembrano attaccarsi alla
gola e non voler uscire.
Molte volte quando balbetti o arrivi al blocco non sei più
lucido e forzi la parola ad uscire balbettando ancora più
violentemente e dopo aver parlato malissimo ti senti stanco
come se avessi fatto chissà quale fatica. Pensaci. è proprio
così! Per non parlare di quando per spingere quella maledetta
parola fuori dalla bocca, privo di lucidità (succede quando
si hanno blocchi lunghi) si esercita una contrazione muscolare
ad una parte del corpo che porta ad un movimento anomalo
vistoso (tic).
La balbuzie in queste situazioni è accompagnata da una sensazione
di previsione del blocco e da una aspettativa ansiogena.
Questa situazione si è già verificata un numero n di volte
nel tuo vissuto, con risultati disastrosi a causa della
mancanza di un buon equilibrio fonico alla base.
L'aspettativa confermatoria e la previsione del blocco strutturano
un vissuto d'ansia resistente che rende difficile la valutazione
obiettiva delle situazioni reali, alimentando nel tempo
memorie e sentimenti negativi.
Balbuzie e Ortofonia
Questo problema del linguaggio oggi riguarda 600 000 persone
in Italia, una percentuale di poco superiore all'1% della
popolazione. Il problema è più diffuso tra i maschi. In
genere insorge nella prima infanzia, tra i tre e i quattro
anni, non in concomitanza con l'apparire delle prime parole,
ma piuttosto al momento dell'elaborazione delle prime frasi,
al momento in cui si situano i primi contatti con l'esterno:
durante i giochi oppure alla scuola materna, per esempio.
Non è certamente preoccupante, è normale che - nel periodo
di rodaggio della parola - tra i tre e i quattro anni, si
assista a vari episodi di turbe della fluenza, che scompariranno
con la fissazione degli schemi verbali.
Madame Suzanne BOREL-MAISONNY,
foniatra francese considerata la più grande terapeuta della
balbuzie, pensa che si tratti di una fase di farfugliamento
fisiologico prevedibile, dal momento che il bambino deve
imparare ad organizzare il suo linguaggio in un tempo brevissimo.
Ma la cosa è ben differente se il problema persiste per
più di 12/18 mesi. La Borel-Maissonny è diventata l’emblema
dell’ortofonia in Francia recuperando i Principi già esposti
dal Sala nel 1906. Sala vide riconosciuto il suo "encomiabile
lavoro" da Maria Montessori, il più grande Medico-Pedagogista
che abbia mai avuto l'Italia. I principi ci trovano d'accordo,
la rieducazione va impostata a livello ortofonico, producendo
il suono seguendo delle regole ben precise. A questo lavoro
fonico noi riteniamo necessario affiancare una rieducazione
comportamentale.